“Una volta la Chiesa escludeva dalle funzioni sacre e dai camposanti prostitute, suicidi, attori. Capitò a un mio arcibisnonno della compagnia Tamberlani, ai tempi della dilacerazione tra Stato e Chiesa, come Jemolo definì quei decenni.” (Federico Orlando, Welby e i vecchi peccati della Chiesa, Europa, Roma 2006).
Nel passo dell’articolo pubblicato dalla testata Europa il 27 dicembre 2006, mio zio, Federico Orlando (giornalista e politico italiano, nato a San Martino in Pensilis, provincia di Campobasso), si riferisce al suo trisavolo Federigo Maria Orlando (nato il 3 settembre 1824 a Fossaceca, odierna Fossalto), che molto probabilmente faceva parte sin dalla metà dell’Ottocento della Compagnia teatrale Tamberlani, proprio quella fondata da Ferdinando Tamberlani, nonno del famoso attore Carlo Tamberlani. Così, infatti, scrive Carlo Tamberlani nel suo lavoro “Pirandello nel Teatro …che c’era”: “Ferdinando, mio nonno, a sua volta formò una propria compagnia di famiglia, “battendo le piazze” preferibilmente nel meridione. Egli resistette alle sollecitazioni del fratello Giovanni perché eccellente “promiscuo” qual’era, lasciasse la provincia. Molti buoni attori rimasti sconosciuti al grande pubblico, spesso preferirono la compagnia di famiglia, la serenità della provincia, l’affetto dei congiunti e mio nonno rinunciò anche lui alla carriera dei grandi teatri per girovagare, con i suoi 18 figli e mia nonna, per i paesi della Basilicata, della Puglia, della Campania, Calabria e Sicilia.” (Carlo Tamberlani, “Pirandello nel Teatro …che c’era”, Quaderni dell’Istituto di Studi Pirandelliani, n. 3 pag. 168).
Ma vi è una traccia ancora più remota di una compagnia di famiglia col nome Tamberlani, fondata probabilmente dal padre di Ferdinando, nonno di Carlo: “permesso accordato al capo comico Filippo Tamberlani per rappresentare in Foggia durante la Settimana Santa, la Passione di Gesù Cristo”. Correva l’anno domini 1821 (vedi Proposte di impresari teatrali per l’allestimento di spettacoli – Atti Intendenza, Governo e prefettura di Capitanata – anno 1821 – busta 1623, fascicolo 3 – per quanto attiene ai teatri e agli spettacoli cfr. inoltre l’inventario Intendenza di Capitanata, Amministrazione interna).
In ogni caso, poiché Federigo Maria Orlando aveva sposato Erasmina Fortunata Caputo, figlia di Gennaro Caputo e Teresa Martinez, attori comici, è molto probabile che la compagnia Tamberlani fosse un tutt’uno con la Compagnia Caputo e che ad un certo momento Federigo Maria avesse ereditato il ruolo di Capocomico della Compagnia Tamberlani Caputo che poi, verso la fine dell’Ottocento, divenne la Compagnia Orlando.
Grazie alle preziose informazioni contenute nel pregevole articolo di Giovanni Mascia, Il mistero della “Delicata Civerra” di Accorsi. E delle radici molisane della Compagnia Orlando che la mise in scena un secolo e mezzo fa, pubblicato sul Giornale del Molise online il 16 giugno 2025, sono riuscito a ricostruire lo stato di famiglia al 1879 del mio antenato fossaltese, Federigo Maria Orlando, Capocomico della Compagnia teatrale Orlando, compagnia teatrale itinerante (c.d. compagnia di giro).

La recensione pubblicata sul giornale “La Libertà” del 12 luglio 1879 riportava espressamente: “I Comici signori Federico, Odoardo, Ernesto e Roberto Orlando, e la signorina Annina Mezzi Orlando, disimpegnarono con amore e diligenza la parte ad essi affidata, ma fra tutti è degna di speciale encomio la signorina Teresina Orlando, che ha saputo rivelarsi artista di merito.“
Pertanto, la Compagnia Orlando a quel tempo era composta da Federico (Federigo Maria) Orlando, con il ruolo di capocomico, e dai suoi figli tutti comici Odoardo (Igino Eduardo), Ernesto, Roberto e Teresina, oltre alla nuora, Annina Mezzi (Anna Mezzo), moglie di Odoardo.

Consultando l’Internet Culturale, ho trovato altre quattro brevi recensioni delle esibizioni della Compagnia Orlando a Campobasso nel luglio 1879, dalle quali ho potuto ricavare ulteriori informazioni utili sulla performance campobassana.
Il 7 luglio, all’Arena Nazionale di Campobasso, la Compagnia Orlando mandò in scena la prima del dramma Delicata Civerra di Giovanni Accorsi Pasini. Il 10 luglio si tenne la seconda rappresentazione. Il 15 luglio, al Teatro del Genio di Campobasso, si tenne la quinta rappresentazione, con il dramma accresciuto di un altro atto dall’autore. Il 21 luglio mandò in scena un altro dramma Elvira ovvero cinismo e sentimentalismo. Il 27 luglio, all’ArenaNazionale, andò in scena il nuovo dramma Alfonso Mastrangelo, il seguito della Delicata Civerra, composto dallo stesso autore.
Ecco gli estratti delle recensioni pubblicate su La Libertà di Campobasso nel mese di luglio 1879:
“Ci si riferisce che la Compagnia Orlando all’Arena nazionale fa di tutto per accontentare il pubblico. Intanto sappiamo che probabilmente lunedì sera, giorno 7, sarà dato il dramma Delicata Civerra (fatto patrio, ben noto ai Campobassani). Il lavoro è del giovine scrittore Giovanni Accorsi de’ Baroni Pasini; l’Accorsi ha dato anche altre produzioni a’ teatri napoletani, ed il pubblico non li ha niente male accolti. Siamo sicuri che i cittadini Campobassani accorreranno per ricordare sulle scene un fatto di storia patria, e che saranno benevoli verso l’autore del dramma.” (La Libertà 3 luglio 1879, p. 3)
Abbiamo assistito alla seconda rappresentazione del Dramma Delicata Civerra dato dalla Compagnia Orlando in Campobasso e scritto dal giovine signor Giovanni Accorsi de’ Baroni Pasini. Un pubblico numerosissimo e scelto ansioso assisteva allo spettacolo, per ricordare un fatto patrio. Delicata è un raccontino più che è un romanzo, e l’argomento è breve e spiccio. Negli antichi tempi Campobasso era diviso in due partiti Trinitari e Crociati, che nutrivano odio brutale l’un contro l’altro. Alfonso Mastrangelo, Crociato, s’innamora della giovine Delicata Civerra, figlia di un Trinitario (Andrea). Entrambi si corrispondevano, ma da essi era ben lungi il pensiero di potersi unire in matrimonio, sapendo che l’odio vendicativo del Civerra contro i Crociati era di grande ostacolo al loro amore. Delicata da che incominciò ad amare, si die’ in balìa ad una disperata passione per il suo Alfonso, il quale le corrispondeva compari affetto. Ciò giunse all’orecchio del padre di Delicata, il quale cacciolla in fondo d’un carcere, proibendole severamente di amare il Mastrangelo. Non valsero le preghiere di dedicata per far desistere il padre dal brutale operare verso di lei, né quelle di Fiorella, amica prediletta di Delicata, né quelle del fratello di lui, Rettore di San Giorgio, e né infine quelle più ferventi del Padre Geronimo da Sorbo, mandato in Campobasso con la missione di pacificare gli animi dei due partiti nemici. Il Civerra, tenace nel suo proponimento, voleva sua figlia sposasse un Trinitario, oppure vestisse l’abito claustrale. A far sopire tant’odio verso Delicata Alfonso si assenta da lei, per andare in Fiandra ove combatteva il suo Principe. Prende commiato dalla sua Delicata e parte. Questa non sa resistere a tanta privazione, e ritornato Alfonso per isposarla, la trova sofferente. L’incoraggia, le favella di amore, di lieto avvenire, di cessate amarezze, e Delicata par che si ravvivi di gioia, e che provi tutta la sua felicità. Ma ahi! L’è gioia di morte. Il padre suo, pentito della severità, vuole al fine Delicata sposi il suo Alfonso. Ma troppo tardi! I Crociati e i Trinitari si abbracciano; la pace è fatta. Delicata anela cingere la corona nuziale, le si porge dall’amica Fiorella, ma nei più adorati sogni della sua fantasia, consunta, spira tra le braccia del suo fidanzato, che va a chiudersi nel convento dei Cappuccini, vestendo l’abito di fratel! Questo il Dramma. L’Autore ha saputo presentare l’azione drammatica, colorirla e rendere i caratteri, specie nel Frate da Sorbo, che si mostra interprete del vero stile evangelico e non di cieco fariseismo religioso. I Comici signori Federico, Odoardo, Ernesto e Roberto Orlando, e la signorina Annina Mezzi Orlando, disimpegnarono con amore e diligenza la parte ad essi affidata, ma fra tutti è degna di speciale encomio la signorina Teresina Orlando, che ha saputo rivelarsi artista di merito. L’Autore fu per ben quattro volte chiamato agli onori del proscenio, ed il Dramma fragorosamente applaudito. Stasera si ripeterà per la terza volta: noi augurando alla Compagnia esito felice, diamo un bravo di cuore al giovane scrittore signor Accorsi, egli stringiamo la mano. (La Libertà 12 luglio 1879, p. 3)
Ieri sera è andata al Teatro del Genio la quinta rappresentazione del Dramma Delicata Civerra, con buonissimi risultati. L’Autore, signor Accorsi, a rifuso il Dramma accrescendovi un altro atto, che ha saputo troppo bene colorire. Un bravo a lui e alla Compagnia Orlando. La mancanza di spazio non ci permette dir altro sul riguardo. Ne riparleremo nel numero prossimo. (La Libertà 16 luglio 1879, p. 3)
Teatro del Genio – L’altra sera nel nostro Teatro del Genio fu dato dalla Compagnia Orlando un altro Dramma del signor Giovanni Accorsi-Pasini, dal titolo: Elvira ovvero cinismo e sentimentalismo. Era serata d’onore della prima Attrice Teresina Orlando, e la più eletta de’ cittadini venne a godersi lo spettacolo. Il dramma è pieno di effetti scenici, vuoi per l’intreccio gaio e spigliato, vuoi per la varietà dei caratteri e per la vivacità del dialogo. Risponde del tutto al suo titolo. È diviso in 4 atti, ed il finale di essi è proprio quello attagliato al vero Dramma del giorno. Ha sempre avuto buoni successi, ed è stato lusinghieramente giudicato da molti giornali della Capitanata. La Commissione esaminatrice di Roma lo approvò, elogiando l’Autore, a cui anche noi facciamo i nostri complimenti. Scriva dunque, e procuri sempreppiù di farsi onore. (La Libertà 23 luglio 1879, p. 3)
E mentre spunta l’un, l’altro matura – Domenica alla sera, 27 andante, avremo all’Arena Nazionale il Dramma: Alfonso Mastrangelo seguito della Delicata Civerra. E’ lavoro del giovine scrittore signor Accorsi Giovanni, e ci auguriamo per ciò che gli amatori di cose patrie non mancheranno di assistere a questa importante produzione, che l’Autore, a complemento della Delicata, espone al pubblico. (La Libertà 26 luglio 1879, p. 3)
I Teatri di Campobasso nella seconda metà dell’Ottocento
Fino agli anni Settanta dell’Ottocento, il principale teatro cittadino di Campobasso era il Teatro del Genio, situato nel Largo Fondaco della Farina. Questa zona, conosciuta anche come Contrada della Dogana Vecchia o Largo della Cappella della Farina, era storicamente un importante centro di commercio del grano e sede della dogana. Intorno al 1688, una grande stalla appartenente a un palazzo nobiliare fu trasformata in un teatro, segnando l’inizio della vocazione culturale dell’area.

Il Teatro del Genio visse un momento significativo il 23 settembre 1807, quando il re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, in visita ufficiale a Campobasso e ospite di Palazzo Salottolo, assistette a una rappresentazione in suo onore.
Nonostante fosse considerato un teatro confortevole, la sua limitata capienza (200 posti) spinse le autorità a progettare una nuova struttura, più grande. Nei pressi della Chiesa della Santissima Trinità (dove oggi sorge il Teatro Savoia), fu costruito un edificio in legno che venne inaugurato nel 1880 con il nome di Teatro Gammieri, in omaggio al compositore campobassano Erennio Gammieri.
Tuttavia, nel 1884 un incendio lo distrusse completamente. Nel frattempo, il Teatro del Genio era stato venduto e trasformato in abitazione privata. Come ricorda Di Iorio in Campobasso, itinerari di storia e di arte, sull’antico portale settecentesco al numero civico 18 è ancora visibile una lastra marmorea con quattro borchie laterali e i fori che un tempo sorreggevano la scritta “Teatro”.
Durante il decennio in cui rimase senza un teatro stabile, la città si affidò a strutture provvisorie: il Teatro di Varietà, allestito nel piazzale di fronte al liceo Mario Pagano; il Teatro Nazionale (o “Arena Nazionale”), vicino a Porta Mancina; e il Teatro Vittorio Emanuele, situato nell’omonima piazza.
Solo nel 1894 Campobasso tornò ad avere un teatro stabile: fu inaugurato il Teatro Margherita, costruito in legno e rivestito in mattoni, proprio sulle rovine del Teatro Gammieri. Questa struttura fu in seguito sostituita dall’attuale Teatro Savoia.
