Il Teatro Sociale di Amelia (Terni)

Il Teatro Sociale di Amelia rappresenta uno dei centri culturali più importanti della cittadina. All’epoca della sua realizzazione, intorno alla fine del ‘700, si avvertì la necessità di realizzare nell’ottica dello scambio culturale e del soddisfacimento del ludico interesse un tetto comune in grado di mettere insieme il Ceto Nobile con quello Civico.

Il progetto e la direzione dei lavori fu affidata a Stefano Consacchi, noto architetto dell’epoca, esponente dell’Accademia perugina del Disegno, di cui faceva parte anche Gian Antonio Selva, futuro realizzatore della Fenice di Venezia.

Il teatro amerino rimanda a quest’ultimo, infatti, per architettura ed elementi decorativi. Col passar del tempo il teatro fu oggetto di opere di restauro e miglioramento fino a diventare quello che è oggi, una struttura in legno dai meccanismi scenici perfettamente funzionanti, memore di rappresentazioni delle maggiori opere del repertorio italiano, set cinematografico di celebri film quali Il Marchese del Grillo, con Alberto Sordi e Pinocchio, con Nino Manfredi e futuro contenitore delle maggiori espressioni dell’arte teatrale.

La città di Amelia è debitrice del Teatro Sociale non solo ai Soci fondatori, ma anche ai Deputati che i Soci elessero e ai quali delegarono la responsabilità della gestione di triennio in triennio sino al 1881, nonché ai Presidenti da allora eletti in seguito all’approvazione di un nuovo Regolamento. A termini del nuovo Statuto, il 13 giugno 1881 fu eletto il 1° Presidente: Giuseppe Ferrari, che rimase in carica fino al 1884.

La presenza del Teatro nella vita cittadina non solo ha stimolato l’incivilimento della popolazione, come più volte si afferma nei documenti relativi alla Nobile Società Teatrale, ma ha favorito il sorgere di iniziative umanitarie per le quali il Teatro fu scelto come luogo idoneo ed opportuno.

Il lavoro encomiabile della Prof.ssa Rosita Bassini Ceccarelli, insegnante nella Scuola Media, è il frutto di “una ricerca sul Teatro di Amelia nata proprio nella scuola, per il desiderio di suscitare interessi nei ragazzi e per orientarli verso valori che possano nel contempo stimolare la loro creatività e la volontà realizzatrice”. Questo lavoro è stato pubblicato dalla casa editrice Thyrus in “Collana di Studi e Ricerche Locali” nel 1996.